mercoledì 26 dicembre 2007

Aleksandr Sasha Zavarov









Aleksandr “Sasha” Zavarov nasce il 26 aprile del 1961 a Voroshilovgrad.

L’Unione sovietica, guidata dal colonnello Lobanovsky aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4 a 3 con due goals irregolari concessi ai belgi ed agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten.
Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di questo piccoletto con la banana bionda sulla fronte.
In realtà quella nazionale, così come la Dinamo Kiev che lo stesso Lobanovsky dirigeva, aveva anche delle ottime individualità, come il portiere Dasaev, il “Pallone d’oro” Belanov e l’attaccante Protasov.
Proprio nella semifinale del Campionato Europeo, l’Unione Sovietica umiliava la squadra azzurra, battendola con un perentorio 2 a 0.
Zavarov arriva alla Juventus alla fine di quel torneo, con grandi aspettative da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, considerato che si tratta del primo calciatore sovietico ad arrivare nel nostro campionato, grazie anche ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato, allora governato da Gorbaciov.
Le aspettative sono presto deluse: “Sasha” gioca un campionato mediocre in una squadra mediocre, guidata con buona volontà da Dino Zoff, che gli fa vestire la maglia numero dieci, troppo pesante e nemmeno tanto amata da Zavarov.
Quel campionato è vinto dall’Inter di Trapattoni che sbaraglia tutti i record, ma anche Napoli e Milan sono nettamente superiori alla Juventus, che i “piccoletti” Zavarov e Rui Barros non riescono a tenere a galla.
Nel campionato successivo arriva il connazionale Alejnikov e, su richiesta dello stesso Zavarov, Zoff gli “concede” la maglia numero nove, che “Sasha” veste abitualmente anche il Nazionale.
La Juventus riesce a conquistare la Coppa Italia e la Coppa Uefa, ma l’apporto del russo è marginale, tanto è vero Zoff schiera spesso l’emergente Casiraghi al suo posto, al fianco dell’autentica sorpresa del torneo, “Toto” Schillaci.
Al termine della stagione 1989-90 si disputano i Mondiali italiani; per l’Unione Sovietica è una delusione enorme.
La squadra perde le prime due partite contro Romania ed Argentina ed a nulla vale il perentorio 4 a 0 contro il Camerun; l’Unione Sovietica è eliminata al primo turno, la “Grande Armata” del colonnello Lobanovsky è affondata definitivamente.
Anche nella Juventus ci sono grandi novità: Zoff viene sostituito da Maifredi, si inaugura il nuovo corso di Montezemolo ed anche per “Sasha” non c’è più spazio.
Viene ceduto in Francia, al Nancy.
Zavarov ha concluso la carriera agonistica fra i dilettanti del Saint Dizier da cui, nel ’95, ha cominciato quella di allenatore.
Nel 2003 ha guidato gli sviz­zeri del Wil.
L’anno dopo è finito addirittura in Kazakistan per allenare l’Astana, quindi nel 2005 è rientrato in Ucrai­na a dirigere il Metalist e nel 2006 all’Arsenal Kiev.
A giugno del 2007 è stato cacciato per una serie disa­strosa di sconfitte: 8 nelle ultime 10 gare. L’Arsenal è piom­bato in piena zona retrocessione e così il nuovo presidente Rabotinovich ha affidato i blu al tecnico Grozny che ha su­bito vinto la decisiva sfida col Karpaty riportando a galla una barca che stava affondando.
Zavarov è stato visto pas­seggiare barcollando nel centro di Kiev, ubriaco fradicio, con una bottiglia di vodka celata in una borsa per la spesa...
A me lo ZAR piaceva.
Buona fortuna Sasha

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