giovedì 27 dicembre 2007

Alviero Chiorri



Video partita del 1984-85
Cremonese - Torino 2-1
Primi 2 punti in serie A della Cremonese con show di Chiorri

Foto con Alviero a termine di un'amichevole a Mozzanica

Alviero Chiorri (Roma, 2 marzo 1959)

Mezzala sinistra, esordì in Serie A con la casacca blucerchiata della Sampdoria a poco più di diciassette anni e mezzo, nel corso del campionato 1976-77, al "Comunale" di Torino contro i granata.

Con la squadra genovese giocò per sette stagioni non consecutive, in virtù dell'esperienza poco fortunata vissuta al Bologna nella stagione 1981-82, conclusasi con un infortunio e con la prima retrocessione in Serie B della squadra rossoblù.
Nel 1984 passò dalla Sampdoria alla Cremonese, all'internò dell'affare che portò Gianluca Vialli a fare il percorso inverso.

Con i grigiorossi giocò per altre otto stagioni, conquistando due promozioni in Serie A (1988-89 e 1990-91), prima di chiudere con il calcio professionistico nel 1992.

Il MAGICO, c'è solo un sol Alviero, è stato uno dei miei calciatori preferiti.
Ero contento solamente vederlo giocare e toccar palla al pari di Del Piero, Vignola, Di Canio, Platini e pochi altri.
Avera qualche cosa di diverso, giocava per il pubblico.
Mi ricordo un gol spettacolare su punizione contro il Messina, appena entrato in campo, chiesto dalla curva.

OGGI
Finita la carriere si è trasferito a Cuba insieme alle sue due figlie.
Chi ha notizie attuali ?
Allego un bell'articolo

I Ribelli del pallone: Alviero Chiorri di Massimiliano Castellani
L’ex idolo della Samp, “fratello maggiore” di Mancini, lasciò il calcio nel ’92 e fuggì a Cuba «Ho smesso quando ho sentito tutto il peso del tradimento. Ero finito in un gioco più grande di me»
Chiorri, l'ultimo dei romantici

Il "Fu Mattia Pascal" del calcio è ricomparso.

Esistenza pirandelliana quella di Alviero Chiorri che tra essere uno o centomila a 33 anni, preferì smettere e diventare «nessuno». Come un Rimbaud del pallone, dopo sedici stagioni passate all'inferno del calcio, appese le scarpe ed è ripartito dal paradiso di Cuba.

«Avevo bisogno di tornare ad essere un perfetto sconosciuto. Essere apprezzato prima di tutto come uomo, perché la notorietà mi ha sempre dato fastidio».

Parla pacato, il redivivo Chiorri, scuro nell'abito da Dylan Dog, il codino mesciato su una faccia abbronzata dal sole de L'Avana, mentre sorseggia un aperitivo in un baretto di Torrimpietra, a due passi dal mare.

Quel Tirreno che risalì fino a Genova per diventare un piccolo grande eroe della Sud doriana. «La Samp mi prese dalla Pro Roma che avevo 15 anni: a 17 (stagione '76/'77) Bersellini mi fece esordire in Serie A».

Doveva essere l'inizio di una storia da scrivere a caratteri d'oro, come lo scudetto che il sergen te Bersellini andò a vincere due anni dopo in un'Inter, in cui avrebbe volentieri apprezzato anche la fantasia dell'Alviero.

«Bersellini mi voleva portare, poi l'Inter prese Beccalossi. Così rimasi a Genova. Alla gente di Marassi piacevo da impazzire, ma sentivo di essere caduto in un gioco più grande di me. Oggi i ragazzi che fanno il loro esordio in A molto presto, sono mentalmente più preparati. Io invece non mi sapevo gestire».

Ingestibile al punto da essere spedito in prestito a Bologna dove incontrò i suoi due gemelli minori, Mancini e Macina.
«Costituivamo un trio favoloso. Tecnicamente Macina era il più forte, ma la differenza tra noi la faceva Roberto, più potente, più calciatore. Ho capito con gli anni che nel calcio non è solo questione di tecnica, il campione vero è più completo sotto tutti gli aspetti. Penso a Van Basten, il più grande che ho incontrato, ma anche a uno come il "Mancio"».

Il giovane Mancini stregato dai suoi numeri, lo seguì l'anno dopo, alla Samp per que llo che doveva essere un ritorno da principe.

E invece... «La Sampdoria stava crescendo, ma io non andavo di pari passo e a un certo punto il presidente Mantovani fu costretto a cedermi alla Cremonese. Quando mi salutò aveva le lacrime agli occhi e mi disse: "Alviero, sei stata la più grande delusione della mia vita".
Quella frase me la sono portata dentro fino all'ultimo giorno che sono sceso in campo».

Ma a Cremona trovò l'amore del presidente Domenico Luzzara e lo stadio Zini conserva ancora il ricordo delle sue esibizioni come le più belle perle di una storia centenaria.

«Ho sempre cercato la giocata impossibile e lo facevo perché avevo solo un disegno in testa: far divertire la gente. Appartengo a quella categoria di giocatori che piacciono tanto ai tifosi e molto poco agli allenatori, perché non sanno trovargli una collocazione in campo, quindi se girano bene, altrimenti li fanno dannare. E io li ho fatti dannare tutti».

Una dannazione gettata alle spalle da quel 24 maggio 1992.

Quel giorno, proprio contro la sua Samp a Marassi, decise di smettere, portandosi via gli ultimi applausi di una curva, e qualche rimpianto.

«Per esempio quello di non aver mai segnato nel derby contro il Genoa. Questa è una delle poche cose che mi mancano di quegli anni. Come mi mancano gli scontri duri, ma sempre leali con il povero Gorin. Finita la gara si andava a bere insieme in un locale dove cantavano i nostri amici New Trolls».

Carezza della sera genovese, ritrovata appena calciato via un pallone al di là dell'Oceano. «Ho smesso quando ho sentito il peso del tradimento. Tradito da un mondo che forse non era mai stato completamente il mio. Sono sempre più convinto di essermene andato via quando si cominciava a giocare ovunque fuorché in campo. Prima che il calcio diventasse solo mercato e compromessi. E quelli proprio, io non ho mai saputo cosa siano.

Abito a L'Avana dal 1994, la mia vita ormai e' laggiu'. Quando ho smesso con il pallone ci sono andato in vacanza per 15 giorni; mi e' piaciuta e ci sono tornato per tre mesi.
Alla fine ho deciso di stabilirmi a L'Avana: ora ho una figlia di 4 anni, Nicole, una bellissima bambina mulatta

- Perche' un distacco cosi' dall'Italia?
Nausea del calcio, stress e bisogno di scappare da un mondo nel quale non mi sono mai pienamente riconosciuto.

- A Cuba che lavoro fa?
Nessuno. Ozio.

- La serie A la guarda mai?
Seguo solo la mia Sampdoria ogni domenica mattina. Mi sta stupendo: mai avrei pensato di vederla cosi' in alto.
Ha buoni giocatori, un ottimo allenatore e un bel gioco, ma non vedo un campione. Temo che questo, pero', sia il problema del calcio di oggi.
Io non giocavo ne' per i miei compagni, ne' per l'allenatore.

- Per se' stesso?
Non ci siamo, non ha proprio capito: giocavo per il pubblico, solo per il pub-bli-co.
Godevo quando riuscivo a far divertire la gente, a stupire i tifosi con la giocata piu' difficile, quasi impossibile.

- Parliamo di look: calzettoni giu', maglietta fuori. Perche'?
Per pigrizia, poi e' diventato un modo di apparire: ero un simbolo per molti ragazzini.
Ma il mio segreto erano le scarpe.
La sinistra era sempre estiva, a 13 tacchetti in gomma, la destra sempre invernale, a 6 tacchetti in ferro.
Volevo essere ben piantato sulla gamba d'appoggio, ma libero di fare giochetti e calciare con facilita' con il mio piede preferito...

- Torniamo alle giovanili della Samp. Prime soddisfazioni e primi guai?
La nazionale Juniores. A Coverciano mi dissero: Alviero, sei convocato per i Mondiali in Tunisia. E io: voi siete pazzi, io devo andare al mare con i miei amici, non vengo!

- Risultato?
Allodi e l'allenatore Acconcia su tutte le furie: Via Vattene da qui!!! Mi sono allontanato scortato da due carabinieri: da quel giorno, addio alla maglia azzurra...

- Bel caratterino. Scusi perche' ride?
Bersellini mi chiama per il mio primo raduno in prima squadra. Una di quelle presentazioni ufficiali in cui si arriva in divisa, eleganti e precisi. Mi presento e...

- ...E?
Tre orecchini, catenona d'oro, bermuda e sandali. Venivo direttamente dalla spiaggia...
Non capivo che ero un professionista. Avevo una testa diversa, volevo solo divertirmi, e lo facevo, in campo e fuori. Alla Samp eravamo un bel gruppo, frequentavamo un bar dove suonavano i New Trolls, presto siamo diventati amici...

- Un anno in prestito al Bologna, poi il ritorno alla Samp per due anni e l'addio.
La squadra cresceva, ma io non stavo al ritmo dei compagni. Mi chiama Mantovani con le lacrime agli occhi: Alviero, ti devo cedere. Sei Stato la piu' grande delusione della mia vita: con la tua tecnica chissa' dove saresti potuto arrivare...

- Rimpianti?
A Genova stavo bene, mi ero sposato e avevo un figlio.
I tifosi impazzivano per me e quella squadra, pochi anni dopo, sarebbe arrivata allo scudetto.
Ma io ero troppo immaturo: me ne sono andato alla Cremonese, in cambio di Vialli...

- Dal presidente Luzzara.
Aveva da poco perso un figlio e mi rivedeva in quel ragazzo, mi coccolava e mi aiutava. Mi hanno cercato tanti grandi club, ma non me la sono piu' sentita di lasciarlo... Di quegli anni mi ricordo Lombardo. Guardi qui la figurina, aveva ancora i capelli: li ha persi perche' correva troppo veloce!!!

- Il gol piu' bello in grigiorosso?
Col Messina ero in panchina, ultimi secondi di gioco, punizione dal limite per noi. L'accompagnatore si butta ai miei piedi e mi strappa la tuta, mentre il mister mi butta in campo senza riscaldamento. Mi ritrovo in campo senza accorgemene, sistemo il pallone e pum: palla oltre la barriera e gol!

- La stagione piu' brutta?
1988/89: non sto piu' bene.
Stanco, svogliato, nervoso: non ho entusiasmo, vorrei smettere, litigo con tutti.
Depressione, esaurimento nervoso. Prima rifiuto i medicinali, ma alla fine mi devo ricoverare in clinica. Quattro mesi di cure, psicofarmaci, e il cortisone che mi ha gonfiato e sono sovrappeso di 15 chili.
Agli spareggi vengo convocato: sfida con la reggina che vale la promozione e finisce ai rigori.
Il mister mi manda in campo per i tiri dagli undici metri: tocca a me, prendo la rincorsa ma mi tornano in mente la depressione, la clinica e tutto il resto.
Il tiro e' sbilenco, fuo-ri. Mi crolla tutto addosso, ci risiamo...
Sto piangendo di rabbia quando arriva Rampulla: Tranquillo Alviero, ci penso io!
Va in porta: tiro, parata; tiro, parata.Cremonese in serie A, io rinato.

- L'avversario piu' duro?
Gorin. Una volta dopo 10 secondi mi ritrovo gia' a terra: era un suo tackle. Ma era un ragazzo corretto: quando ci incontravamo per strada mi ripeteva: Scusa Alviero, ma questo e' il mio ruolo...

- Il difensore con cui si e' divertito di piu'?
Coppa Italia a Firenze: mi marca Roggi. Io scatenato, in una di quelle giornate: finte, controfinte, dribbling, tiri, passaggi impossibili.Finche' sento una voce alle spalle: Ragazzino, ci hai rotto le palle. O la smetti o ti fermiamo con le cattive. Era Antognoni che difendeva il suo compagno....

- Ha fatto una cazzata in carriera?
Tutta la mia carriera e' stata una cazzata...
Mi piacerebbe riprovarci con la testa di adesso: ci sarebbe da divertirsi...!

24 commenti:

  1. Un solo Alviero
    c'è solo un solo Alviero
    un solo Alvierooooooo
    cè solo un solo Alvierooooo

    Ciao,
    grande intervista!!!

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  2. è un mito perchè ha giocato nalla cremonese.

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  3. alviero un uomo un mito un ultras tito. per sempre.

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  4. ...Giocavo per il pubblico, solo per il pub-bli-co.
    Godevo quando riuscivo a far divertire la gente, a stupire i tifosi con la giocata piu' difficile, quasi impossibile...
    DETTO TUTTO.grazie alviero.LA SUD.

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  5. un giocoliere, un ladro gentiluomo, un passero solitario...
    un calciatore anticalcio.
    grazie Alviero artista per sempre.
    Nadamas

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  6. per noi ragazzi della sud anni70/80
    il più grande di sempre e non solo per i dribbling o i colpi di tacco!!!
    un chiorri alviero c è solo un chiorri alviero.....
    grazie grazie grazie!!!!!!!

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  7. A fine carriera il presidente della mia squadra, il Castelverde (seconda cat. CR), riuscì a convincere Alviero a giocare con noi una stagione, vi racconto qualche aneddoto:
    - amichevole a Cicognolo, io a centrocampo strappo la palla al diretto avversario con un contrasto rude, e subito innesco Alviero che in contropiede ne scarta due e fa secco il portiere.. vado a festeggiare e lui mi fa: 'hai fatto una gran cosa, bravo!'.. ragazzi, che emozione, mi sono alzato una spanna da terra...
    - entriamo in campo a Ripalta Cremasca per la prima di campionato, inizio Settembre e un sole che spacca le pietre e Alviero fa.. 'porca troia, qui non c'è nemmeno la tribuna... almeno allo Zini mi mettevo nell'ombra della tribuna' da scompisciarsi
    - la settimana successiva, allenamento: in partitella me lo trovo contro.. tunnel, mi giro, controtunnel, mi rigiro, controcontrotunnel... al che mi aggrappo alle sue gambe e lo atterro... come rideva.. così grande e così umile tra noi scarponi veri..
    - al venerdì, sempre in partitella, parte in fascia, tutto a un tratto si accascia con un gran urlo: Alviero, stai bene? 'è che sono troppo vecchio per fare queste cose...' alla domenica pur convocato non si presenta; faccio al presidente: 'dov'è Alviero'? 'è partito.., è andato a Cuba'... il resto lo sapete.
    Grazie Alviero, sono fiero di avere giocato con te anche se solo per tre partite, non me lo dimenticherò mai, sei un grande!!!
    Alessandro

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  8. Cazzo che uomo!! Questo si che era un vero calciatore, altro che questi snobboni d'oggi!! Un mito

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  9. Dopo di lui sono venuti tra gli altri Vialli,Mancini,Cassano ma per quelli della mia generazione Lui rimarra'sempre il piu'grande di tutti.Grazie Marziano ho ancora negli occhi il tuo pallonetto al Varese da 3/4 campo

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  10. Io ero bambino ma lo ricordo benissimo. Gran giocatore. Ma gia' quel calcio andava in una direzione poco poetica. Oggi mi sono stufato anche io .non vado + allo stadio da 6 anni. Sono sampdoriano, ma se la squadra retrocede non faccio drammi. I calciatori di oggi non meritano gli stipendi che gli danno e i nostri soldi coi vari abbonamenti tv o da stadio.

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  11. Alviero, eri il nostro straniero !

    Grazie per tutto quello che hai fatto per la mia Samp.

    Dria (genova)

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  12. Grande giocatore come non ce ne sono più ormai oggi.

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  13. Grazie Marziano, anche se sò che a Cuba stai da dio (io ti ho conosciuto personalmente lì), adesso ci vorrebbe qualcuno come te......che ci faccia divertire!!! La SUD sempre con te!!! Filippo

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  14. Ero molto giovane il mio primo idolo è stato Micio Orlandi,crescevo e diventavo un pò ribelle quindi arrivò il "Marziano" mi impersonalizzavo in lui.Io a cantare in gradinata lui ad inventare numeri unici in campo (e fuori...).Un Chiorri Alviero c'è solo un Chiorri Alviero.Sei grande.Stea 1967.

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  15. Un uomo in gamba, io sono della sponda rossoblu, tifoso sfegatato. Da ultraquarantenne ricordo benissimo gli scontri Chiorri vs 'picchia Gorin'... che tempi e che uomini, tanto di cappello per entrambi

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  16. Grande ALVIERO,dal punto di vista tecnico uno dei più forti giocatori (forse insieme allo svedese LIMPAR) che abbia mai indossato la maglia grigiorossa.
    Quando era in giornata non ce n'era per nessuno.
    Sono ormai passati 28 anni da quel settembre 1984, ma lo ricordo come fosse ieri. Dopo la 1a partita con sconfitta a Genova con la Samp, il debutto allo Zini col Toro, per il ritorno in serie A dopo 50 anni. CHIORRI superstar, fece letteralmente impazzire i difensori granata che non riuscivano a tenerlo in alcun modo...Accidenti pensai, VIALLI se ne sarà anche andato, ma questo qua è un mostro.......per la cronaca vincemmo 2-1.
    Bei ricordi di un calcio che purtroppo non esiste più.
    Grazie ALVIERO, ho avuto il privilegio e la fortuna di vederti all'opera.....ne nascono pochi cosi', ve l'assicuro!

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  17. I commenti inseriti sono bellissimi.

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  18. una sola parola "the magic"
    cremona non dimentica

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  19. ...CHIORRI...MANCINI...FLACHI...CASSANO...

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  20. HO 62 ANNI, sampdoriano da sempre. solo due giocatori mi hanno fatto impazzire con il loro modo di giocare e di vivere il gioco del calcio : sono Roberto VIERI e Alviero "MARZIANO" CHIORRI.......

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  21. - Il gol piu' bello in grigiorosso?
    Col Messina ero in panchina, ultimi secondi di gioco, punizione dal limite per noi. L'accompagnatore si butta ai miei piedi e mi strappa la tuta, mentre il mister mi butta in campo senza riscaldamento. Mi ritrovo in campo senza accorgemene, sistemo il pallone e pum: palla oltre la barriera e gol!

    Falso: non si è neanche sistemato il pallone, gliel'ha messo lì Viganò (il cammello). Lui l'ha toccato solo per infilarlo nel sette. Dietro l'incrocio dei pali c'ero io, in curva sud, e sono morto.
    Negli spareggi persi a Pescara l'ho visto spostare una difesa con una finta di corpo. Una difesa (del Lecce), non solo il suo marcatore. L'ha aperta come Mosè il Mar Rosso. Ho visto dei suoi compagni di squadra non capacitarsi di ritrovarsi con la palla tra i piedi, soli davanti al portiere, dopo un suo lancio impossibile non solo da eseguire, ma da concepire, e, dalla meraviglia, sbagliare (sigh). Ho visto l'altare pagano ad Alviero, al bar Stràada Càana, ossia via Bissolati. Ora il bar non c'è più, e la casa è pericolante. Allo Zini c'era il terzo polo: oltre ai tifosi della Cremonese e a quelli della squadra ospite, una folla che non c'entrava un cazzo proveniente da Brescia, Piacenza, Milano... solo per veder giocare lui.
    Per farlo entrare in campo a tirare quella punizione, tutto lo stadio si voltò verso la panchina, compresi i compagni di squadra.
    Se un gol così l'avesse fatto Maradona, il rimbombo durerebbe anche adesso.

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  22. .....io l'ho incontrato all' avana....anni fa',...ma al principio non l'avevo riconosciuto... abbiamo giocato insieme sul campo della Polar, .... poi alla fine abbiamo parlato parecchio....e mi ha anche accompagnato a casa...... vi assicuro che aveva ancora il piede magico.....

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