mercoledì 2 settembre 2009

Gaetano Scirea

Servizio del giornalista Federico Ferri andato in onda sul canale 200 di SKY, SKY sport 24

"il difensore più forte di tutti i tempi. solo l'uomo gli era superiore"
http://www.youtube.com/user/imopen

Oggi, a 20 anni dalla sua scomparsa, sulla Gazzetta dello Sport c'è un bellissimo articolo di Luigi Garlando, miglior giornalista sportivo, che parla del grande Scirea.

L'ho letto al bar, da brividi.

2 settembre 2009
Scirea, 20 anni L' esempio vive

Vent' anni fa, alle 4 del mattino, il tempo si è fermato.
Mariella Scirea continua a vedere suo marito così:
«Vestito blu, camicia bianca di lino, sacca nera con cerniere in spalla. C' è già stato a visionare lo Zabrze Gornik, in Polonia. Squadra modesta, non serve tornarci. La società insiste.
Dovrebbe andarci un altro, sta poco bene. Parte ancora Gaetano. Scende le scale.
Ciao, Gai».

L' Atalanta promette un premio al giovane Scirea, mediano troppo tenero, se riesce a farsi ammonire.

Scirea: 0 (ZERO) espulsioni in carriera.

Al primo allenamento juventino gira attorno allo stadio col fratello Paolo: si vergogna a entrare.

Abita con Spinosi: «Gaetano non usciva mai. Tornavo e lo trovavo alla tv. Cambiavo canale e non fiatava».

Scirea chiede a Zoff il permesso di sganciarsi, Dino un bel giorno: «Senti, decidi tu».

Fiorentina-Juve, fallaccio, piomba Scirea: «Le vostre mogli vi guardano!».
Trap: «Un leader col saio».

Nel ' 75 Scirea festeggia lo scudetto in discoteca, all' alba cerca i giornali, ci rinuncia perché l' edicola è alla fermata del tram: «Ero vestito da sera e gli operai andavano a lavorare».

I suoceri gli regalano una BMW 530. La tiene in garage, poi la rende: «La Juve è Fiat».

Per Tardelli, la stanza di Scirea e Zoff è «la Svizzera», perché silenziosa.
Da Roma offrono 2 miliardi e un futuro da dirigente. Mariella insiste, il marito:
«Dopo una vita da juventino? No».

Gai arriva con due ore di anticipo al Corso allenatori e confessa a Bearzot: «Sono più emozionato che al Bernabeu».
Siede accanto a uno spaesato allenatore del Costarica: «Se non capisci, ti traduco».

Bearzot: «Scirea è un angelo».

Gai prende la maturità a 34 anni, al Regina Margherita.
Commenta una frase di Norberto Bobbio: «Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione».
Consegna per ultimo, dopo sei ore: «Meglio rileggere bene».

Non dorme per una notte, quando Boniperti gli propone di diventare il secondo dell' amico Zoff, con cui cena «Da Mauro» ogni venerdì sera.

Vent' anni fa, alle 4 del mattino, Gai partiva in missione per Dino. Vestito di blu, con un sacco in spalla.
Mariella lo vede ancora così: «La mattina dopo, alle 9, la sua ultima telefonata. "Mi portano a messa, poi all' aeroporto. Torno"». Invece, sulla strada per Varsavia, l' incidente, il rogo, che non ha bruciato il valore immenso del suo esempio silenzioso.

Garlando Luigi
http://archiviostorico.gazzetta.it/2009/settembre/02/Scirea_anni_esempio_vive_ga_10_090902014.shtml

"Non perché era mio marito, ma uno come Gaetano nel nostro calcio non si è più visto...».
Non possiamo che confermare, uno come Gaetano Scirea nello strano mondo del pallone italiano è stato come una di quelle lucciole compiante da Pier Paolo Pasolini. Scomparse. Vent’anni fa (il 3 settembre 1989), in un maledetto incidente d’auto, in Polonia, ci salutava per sempre l’uomo di campo al quale un altro poeta, Walt Whitman, avrebbe potuto dedicare i suoi versi: «O capitano! Mio capitano!». Tranne quello sullo zigomo destro, nessun neo nella breve ma esemplare esistenza del capitano della Juventus e della Nazionale, la cui corsa finì ad appena 36 anni.

Per umiltà, campione del mondo lo era diventato ben prima di alzare la Coppa al cielo di Spagna ’82. L’amico leale di tutti i compagni di squadra, un ragazzo di poche parole, ma che comunicava con gli occhi, rivolgendosi soprattutto ai tifosi, cui sentiva di rendere conto come fosse la sua famiglia. «Quante volte Gai dopo l’allenamento mi piombava a casa all’ora di pranzo con quattro sconosciuti. Diceva: “Mariella, questi signori hanno fatto centinaia di chilometri per venire a vedere la Juve e ho pensato che dovevano pur mangiare qualcosa...”. Ecco, questo era Gaetano Scirea fuori dal campo».

È il ricordo amorevole di Mariella che è rimasta da sola con un figlio, Riccardo (oggi lavora nella Juventus), che allora aveva 11 anni. «Il vuoto che ha lasciato Gaetano, io e Riccardo abbiamo cercato di colmarlo seguendo la sua scia. L’insegnamento più forte sta nel profondo rispetto che aveva per il prossimo, per quelli che si alzano al mattino presto e vanno in fabbrica o che fanno un lavoro normale. Scirea, prima di tutto giocava per il pubblico. Per quelli che si identificavano in una maglia bianconera e ai quali non avrebbe mai negato un sorriso e tanto meno un autografo. Quando diventò il capitano della Juve, non tollerava che qualche suo compagno si potesse esimere dal firmare un autografo a un tifoso. “Un giorno, quando avrai smesso di giocare, - gli diceva - rimpiangerai le attenzioni di questa gente che adesso ti considera una persona importante”...».

Rispetto per tutti a cominciare dagli arbitri che, in 377 gare in serie A, non hanno mai dovuto annotare sul cartellino rosso il suo n°6. «Gaetano - ricorda Mariella - vinse la prima edizione del “Premio fair-play” indetto dall’Aia. In campo li chiamava tutti “signor arbitro” e loro quando smise di giocare gli mandarono una lettera in cui gli scrissero: “Non solo abbiamo perso un grande capitano, ma una persona che ci ha sempre capiti e aiutati”».

Nel grande caos del circo pallonaro odierno, la speranza è che qualcosa dello “stile” Scirea sia rimasto anche in questa Juve. «Presi uno per uno - continua Mariella Scirea - sono tutti ragazzi d’oro. Del Piero quando arrivò a Torino, venne a vivere vicino a casa nostra e lo coccolai come una seconda mamma. Molinaro è un ragazzo molto sensibile e che ama fare le cene con i tifosi e confrontarsi con la gente. Questo è lo spirito familiare che aveva la Juve di ieri e che spero riesca a riproporlo anche quella attuale che ha un grande tecnico come Ciro Ferrara, al quale la società ha messo a disposizione una signora squadra».

Nello staff di Ferrara lavora anche Riccardo Scirea che da quest’anno guida una formazione giovanile della Juve e vorrebbe coronare quello che era il sogno di suo padre: diventare allenatore. Il padre, il marito, il campione che il 23 settembre a Morsasco, come ogni anno, nella cappellina del cimitero in cui riposa verrà ricordato con una Messa. «Arrivano sempre tante persone e da tutta Italia. C’è chi porta un fiore, chi una sciarpa o una lettera. Cerchiamo di ricordare Gai con serenità. E io sorrido ripensando ai tanti momenti divertenti vissuti insieme. Come quel giorno che tornò con una Fiat 131, diciamo “color tortora” che era semplicemente imbarazzante. E lui con quel bel sorriso pulito di sempre, mi fa: «Oh, è una Fiat, me l’hanno passata e io la guido...».

"Non perché era mio marito, ma uno come Gaetano nel nostro calcio non si è più visto...».
Non possiamo che confermare, uno come Gaetano Scirea nello strano mondo del pallone italiano è stato come una di quelle lucciole compiante da Pier Paolo Pasolini. Scomparse. Vent’anni fa (il 3 settembre 1989), in un maledetto incidente d’auto, in Polonia, ci salutava per sempre l’uomo di campo al quale un altro poeta, Walt Whitman, avrebbe potuto dedicare i suoi versi: «O capitano! Mio capitano!». Tranne quello sullo zigomo destro, nessun neo nella breve ma esemplare esistenza del capitano della Juventus e della Nazionale, la cui corsa finì ad appena 36 anni.

Per umiltà, campione del mondo lo era diventato ben prima di alzare la Coppa al cielo di Spagna ’82. L’amico leale di tutti i compagni di squadra, un ragazzo di poche parole, ma che comunicava con gli occhi, rivolgendosi soprattutto ai tifosi, cui sentiva di rendere conto come fosse la sua famiglia.

«Quante volte Gai dopo l’allenamento mi piombava a casa all’ora di pranzo con quattro sconosciuti. Diceva: “Mariella, questi signori hanno fatto centinaia di chilometri per venire a vedere la Juve e ho pensato che dovevano pur mangiare qualcosa...”. Ecco, questo era Gaetano Scirea fuori dal campo».

È il ricordo amorevole di Mariella che è rimasta da sola con un figlio, Riccardo (oggi lavora nella Juventus), che allora aveva 11 anni. «Il vuoto che ha lasciato Gaetano, io e Riccardo abbiamo cercato di colmarlo seguendo la sua scia. L’insegnamento più forte sta nel profondo rispetto che aveva per il prossimo, per quelli che si alzano al mattino presto e vanno in fabbrica o che fanno un lavoro normale. Scirea, prima di tutto giocava per il pubblico. Per quelli che si identificavano in una maglia bianconera e ai quali non avrebbe mai negato un sorriso e tanto meno un autografo. Quando diventò il capitano della Juve, non tollerava che qualche suo compagno si potesse esimere dal firmare un autografo a un tifoso. “Un giorno, quando avrai smesso di giocare, - gli diceva - rimpiangerai le attenzioni di questa gente che adesso ti considera una persona importante”...».

Rispetto per tutti a cominciare dagli arbitri che, in 377 gare in serie A, non hanno mai dovuto annotare sul cartellino rosso il suo n°6. «Gaetano - ricorda Mariella - vinse la prima edizione del “Premio fair-play” indetto dall’Aia. In campo li chiamava tutti “signor arbitro” e loro quando smise di giocare gli mandarono una lettera in cui gli scrissero: “Non solo abbiamo perso un grande capitano, ma una persona che ci ha sempre capiti e aiutati”».

Nel grande caos del circo pallonaro odierno, la speranza è che qualcosa dello “stile” Scirea sia rimasto anche in questa Juve. «Presi uno per uno - continua Mariella Scirea - sono tutti ragazzi d’oro. Del Piero quando arrivò a Torino, venne a vivere vicino a casa nostra e lo coccolai come una seconda mamma. Molinaro è un ragazzo molto sensibile e che ama fare le cene con i tifosi e confrontarsi con la gente. Questo è lo spirito familiare che aveva la Juve di ieri e che spero riesca a riproporlo anche quella attuale che ha un grande tecnico come Ciro Ferrara, al quale la società ha messo a disposizione una signora squadra».

Nello staff di Ferrara lavora anche Riccardo Scirea che da quest’anno guida una formazione giovanile della Juve e vorrebbe coronare quello che era il sogno di suo padre: diventare allenatore. Il padre, il marito, il campione che il 23 settembre a Morsasco, come ogni anno, nella cappellina del cimitero in cui riposa verrà ricordato con una Messa. «Arrivano sempre tante persone e da tutta Italia. C’è chi porta un fiore, chi una sciarpa o una lettera. Cerchiamo di ricordare Gai con serenità. E io sorrido ripensando ai tanti momenti divertenti vissuti insieme. Come quel giorno che tornò con una Fiat 131, diciamo “color tortora” che era semplicemente imbarazzante. E lui con quel bel sorriso pulito di sempre, mi fa: «Oh, è una Fiat, me l’hanno passata e io la guido...».

Massimiliano Castellani
Avvenire.it

VIDEO
3 Settembre 1989 - La morte di GAETANO SCIREA - Sandro Ciotti alla Domenica Sportiva




Il commosso ricordo per il grande, grande, grande Gaetano Scirea. Sandro Ciotti annunciò così, durante la Domenica Sportiva del 2 settembre 1989.

7 commenti:

  1. Aggiungo una citazione stupenda di Garlando di 10 anni fa:
    "Nessuno è stato grande come Gaetano, perché gli altri, compresi i sommi Beckenbauer e Baresi, erano difensori che avanzavano, lui era difensore in difesa, centrocampista vero a centrocampo, attaccante vero in attacco. Era unico."
    Luigi Garlando, Gazzetta 03/09/1999

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  2. Ricordo ancora il servizio della Domenica Sportiva di mercoledì 6 settembre 1989. I tifosi bianconeri del Comunale in silenzio per 10 minuti, nel rispetto dell'Uomo che ha dato al calcio una dimenzione umana. 10 minuti rotti da insulti di "tifosi" fiorentini. Poi per tempo che mi è sembrato eterno, si è udito solo un nome, gridato al cielo, partito in sordina, ma che è diventato assordante e straziante: GAETANO SCIREA. Ho ancora i brividi quando ci penso... Chissà chi sarebbe diventato oggi. Forse solo Gaetano Scirea. Una preghiera.

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  3. Bastano due parole: GAETANO SCIREA.

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  4. che tristezza , RAI e RTI che tolgono il video per violazione del copyright...fate pena, pena e rabbia. Grande Scirea, nessuno come lui in questo calcio malato. Alberto

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  5. Il mio idolo, il nome più bello e più dolce da pronunciare per un tifoso juventino della mia (37) età. Ti porto nel cuore, sempre con me. Mille ricordi, mille immagini, mille colori, le estati a 40 gradi dei primi anni anni 80, le coppe al cielo, un'eleganza e una classe mai più viste in nessun giocatore.....un angelo, spero che i nuovi giovani allenatori facciano vedere ai bambini di oggi i movomenti e le azioni di Gaetano Scirea, come diceva sopra il collega, non era un difensore che semplicemete si sganciava e andava giù, Gaetano Scirea era in difesa ed era il massimo per un difensore, si spostava a centrocampo e faceva con disinvoltezza e classe quello che oggi fa un Pirlo, si spostava ancora più in avanti e faceva pure quello che sapeva fare un Antognoni, un Platinì, un Beccalossi, e questo non era eccezione o emergenza, questo lo testimonia la voce dei vari Martellini, Ameri, Pizzul, Ciotti, Provenzali. Scrirea Nostro Sempre. Con una punta di veleno che Gaetano mi perdonerà.....Gaetano non ha costruito il suo nome e la sua immagine mettendo la maglitta fuori e sopra i pantaloni, alzando la mano guardando minacciosamente arbitri e guardalinee ad ogni azione avversaria e proponenfo come pettinatura un riportino niente male......d'altronde....uno è diventato famoso a 30 anni con Berlusconi, il nostro a 18 anni era già un vecchio saggio !!! Dopo tutto, Gaetano Scirea fu protagonista di quel memorabile fraseggio al limite al Bernabeu di preparazione al gol di Tardelli, il gol più famoso del calcio, mentre Baresi volle giocare la finale e a Pasadena sparò alle stelle un rigore che poteva benissimo lasciar tirare ad un compagno. Grazie Gaetano Scirea-

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  6. Mi dispiace se ho offeso od urtato la sensibilità di qualche altro tifoso di qualche altra squadra o di qualche altro campione ma quando l'argomento è Gaetano Scirea sono tutti secondi in classifica. So che sono tanti e altri i drammi del calcio e di altri calciatori sfortunati e bravi e buoni, ma credo che Gaetano Scirea sia qualcosa di speciale che Dio ci ha messo lì in campo e in vita e poi ce lo ha tolto perché era troppo pulito per noi, infatti io non immagino e non ho nessuna idea di cosa potrebbe essere oggi Gaetano Scirea; non ha nulla a che fare con il calcio degli ultimi 20 anni, né come calciatore, né come allenatore, né come dirigente. Scirea era Scirea. Oggi la Polonia con i soldi UE si è rifatta strade, autostrade, ferrovie, distributori, a quei tempi bisognava mettersi 4 o 5 taniche di benzina nel cofano di dietro perché la Polonia di allora era terzo mondo.

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  7. Bellissimo commento di Francesco C.

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