giovedì 1 ottobre 2009

Stadi d'Italia


In questi giorni sto leggendo
Stadi d'Italia
La storia del calcio italiano attraverso i suoi templi

Scheda libro e link per acquistarlo: http://www.bonannoeditore.com/bonanno/scheda_libro.asp?id=799

un libro di Sandro Solinas.
Scheda autore:http://www.bonannoeditore.com/bonanno/libri_autori.asp?id=686

Pagine: 424
Anno: 2008
Prezzo: 38,00 euro

Nel volume Stadi d'Italia Sandro Solinas racconta i templi del calcio.
Per appassionati, lo consiglio come ragalo di Natale

Chi è Sandro Solinas?
Sono nato a Pisa e sono cresciuto a Roma, ma ho peregrinato molto nell’arco della mia vita. Mi sono laureato in economia con una tesi sul caso Bosman e attualmente, per motivi di lavoro, vivo nei pressi di Vicenza. Negli anni Novanta mi sono trasferito in Irlanda e lì è scattata la scintilla verso il calcio locale. Nello specifico, mi sono avvicinato al Galway United per il quale dal lontano 1997 curo “Into the West” , il più longevo sito web sul modesto calcio irlandese.

Sono centocinquanta i “campi” da calcio che Sandro Solinas ha raccontato nel libro “Stadi d’Italia”, un volume di grande formato che offre un viaggio insolito e appassionante nel mondo del pallone.

Il volume, di oltre 400 pagine, è edito da Bonanno e copre oltre 150 città italiane, corredato da vedute aeree e cartoline d’epoca, tracciando un profilo storico-sportivo degli stadi italiani, finora incredibilmente trascurato in un paese come il nostro, che fa del calcio un culto. Per la fase di lancio, ho provveduto a sviluppare un Forum di discussione http://www.stadiditalia.forumup.com/ per lo scambio di opinioni che può emergere dalla lettura del libro.

Hai già altri progetti futuri? Sul tema stadi c’è ancora tanto da scrivere ma al momento sto lavorando su un breve racconto ambientato proprio sul litorale pisano, destinato ad una piccola raccolta fantasy in uscita l'anno prossimo per un editore maremmano. Il titolo provvisorio del racconto è “Le dune di Mezzapiaggia”, se qualcuno ha un’idea migliore me lo faccia sapere.

In breve
Ci possono essere molte ragioni per cominciare a scrivere un libro, generalmente però si tratta di possedere un minimo di ispirazione ed un numero sufficiente - si spera - di cose da dire. Questo libro nasce tuttavia da un motivo assai più semplice e forse banale, diciamo che sostanzialmente cominciavo ad essere stufo di aspettare che lo scrivesse qualcun altro. Proprio così, mi pareva impossibile che in terra d’Italia nessuno ancora si fosse occupato di raccontare la storia delle nuove arene che, come i circhi e gli anfiteatri nell’antichità classica, sono ancora oggi i luoghi urbani deputati ad ospitare gli spettacoli sportivi e le manifestazioni di massa. Se la forma architettonica delle strutture è variata poco o nulla, lo spettacolo – ahimè spesso indegno – si è avvicinato poco per volta agli spalti finendo addirittura per riscrivere in parte le regole del gioco. Non ho inteso affrontare in questo contesto il complesso discorso del tifo organizzato che popola in maniera colorata e spettacolare curve e gradinate degli stadi italiani, né in ogni caso avrei potuto farlo non avendo un’adeguata conoscenza del fenomeno. Resterebbe altresì deluso chi volesse ricercare tra queste pagine una dettagliata descrizione delle strutture dal punto di vista architettonico. Ben pochi sono gli stadi degni di nota sotto questo profilo, pochissimi quelli costruiti nel Dopoguerra, e comunque fortunatamente esiste già una vasta letteratura in materia. Ho cercato invece di sottolineare il lato storico e quello sportivo di ciascun impianto visitato, senza alcuna pretesa di aver esaurito l’argomento che, in altre nazioni, gode di ben altra considerazione con regolari e riuscitissime pubblicazioni. Del resto, sono proprio gli stadi italiani a non lasciarsi amare, avviliti tra poco eleganti tribune in tubi metallici e poco confortevoli soluzioni architettoniche figlie di discutibili ristrutturazioni ripetutesi nel tempo. Niente atmosfera, poca identità e anche una buona dose di sfortuna se è vero che gran parte degli impianti costruiti negli ultimi anni ha coinciso con sconcertanti debacle sportive delle squadre che ospitano, a cominciare dall’unica società professionistica proprietaria di uno stadio in Italia, la Reggiana. Spero semmai di aver contribuito con questo libro a restituire un briciolo di dignità e rispetto agli stadi delle nostre città, alcuni rimossi o scivolati nell’oblio, altri ricchi di storia e prestigio, tutti indistintamente testimoni di gioie e dolori di intere generazioni di italiani. La scelta degli stadi visitati o qui trattati non ha seguito una particolare logica; se da un lato ho cercato - per quanto possibile e non senza dolorose rinunce - di attenermi ai principali stadi che hanno ospitato negli ultimi anni il calcio professionistico, dall’altro mi sono permesso di includere qualche impianto momentaneamente fuori del giro o comunque degno di attenzione. In qualche caso, poi, si può dire che la fama raggiunta dallo stadio - e penso soprattutto a Viareggio, Rieti e Marsala - sia più meritata di quella ottenuta dalle rispettiva squadre, almeno negli ultimi anni. Sicuramente mille altre città e mille altri stadi avrebbero avuto tutte le carte in regola per figurare nel testo, nessuno me ne voglia per questo. Vorrei ricordare e ringraziare Vincenzo Paliotto che, oltre ad aver contribuito efficacemente, ha per primo creduto nel mio progetto sostenendomi incessantemente fin dal principio. E poi gli amici Giancarlo Filiani, Gabriele Orlando, Fabrizio Pugi e Luigi Venturi che con le loro foto e i loro stupefacenti archivi personali, hanno saputo illustrare meglio di chiunque altro la storia dei nostri stadi. A loro va un grosso grazie da parte di quanti, come me, sono rimasti legati al calcio di ieri e l’altrieri. Per ultimo, desidero ringraziare i signori Marco Van Basten, Roberto Baggio e Paolo Di Canio per avermi riportato a seguire una gara allo stadio dopo tanto tempo, ricordandomi di guardare ogni tanto anche sul campo di gioco

Nessun commento:

Posta un commento